Etologia del gatto domestico

Immagine creata da Ruggero Veri

 

Per definire l’etologia di un animale bisogna far riferimento all’etogramma specie-specifico, ovvero l’insieme dei moduli comportamentali della specie presa in considerazione. Esso affonda le sue radici nelle origini evolutive della specie stessa e serve a garantire sempre all’animale una condizione di vita idonea e salvaguardarne così il benessere. Detto ciò, le principali classi di comportamento del gatto possono essere suddivise in cinque grandi gruppi: il comportamento sociale, sessuale, materno, alimentare e  quello legato al ritmo biologico.

A) Comportamento sociale

           Come nel leone, l’organizzazione sociale  del gatto si fonda sul matriarcato, quindi, il legame è fondato sull’aggregazione di femmine imparentate.

            L’unità sociale è formata dalla madre con i figli che crescendo non vengono allontanati: le figlie partoriscono nelle stesse aree delle madri, che le accettano. A loro volta le sorelle si tollerano e insieme possono collaborare per l’allevamento collettivo della prole, ricordando che il grado di aggregazione dipende, direttamente, dall’entità delle risorse disponibili. I maschi, invece, prima o poi si allontanano alla ricerca di nuovi territori.

           Organizzazione sociale dei gatti liberi

           Numerosi maschi e femmine occupano lo stesso territorio e lo difendono contro i conspecifici intrusi. Non è rilevabile una chiara forma di ordinamento gerarchico, ma pare che alcune femmine dominino su alcuni maschi adulti. Ciò che prevale è sicuramente un’enorme variabilità nella struttura e nell’organizzazione in funzione delle caratteristiche dello specifico ambiente occupato dal gruppo e delle caratteristiche degli individui. Le femmine, raramente, si spostano da una colonia all’altra perché la tolleranza reciproca è alta, e attaccano duramente maschi e femmine estranei (soprattutto se ci sono i piccoli). I maschi che fanno parte del gruppo vi restano finché ci sono femmine recettive e sono più tolleranti con gli intrusi, fatta eccezione per gli altri maschi. La coesione di un gruppo sembra dovuta più a interazioni quali la marcatura olfattiva, la toelettatura e lo sfregamento reciproco, che non a rapporti dominante/dominato. Le interazioni amichevoli e la ricerca di contatto si riscontrano principalmente fra maschi e femmine adulte, fra giovani e fra le femmine ed i gattini.

           Gerarchia sociale relativa

           Quando avviene uno scontro il perdente lascia il campo: in questo modo, si stabilisce la gerarchia fra i rivali. In genere, un’incontro è sufficiente per evitare successive lotte. Non esiste una rigida gerarchia sociale e la superiorità gerarchica è quasi sempre relativa al luogo e al momento della giornata (in cui è avvenuto lo scontro). La determinazione con cui viene difeso il territorio variano in ragione della distanza dall’area centrale. In zone di confine, spesso domina colui che arriva per primo. Di solito, un gatto dominante non allontana un subordinato che ha occupato prima di lui un posto che lui stesso utilizza. Il gatto più forte non diventa un tiranno e non ha maggiori possibilità nell’accoppiamento: è sempre la femmina che opera la scelta del partner.

           Il sistema sociale assicura a tutti i maschi sani e forti le stesse opportunità riproduttive.

            La gerarchia assoluta e quella relativa coesistono: tanto maggiore è la densità, tanto più si evidenzia la gerarchia assoluta. Infatti, intorno alla ciotola del cibo si osserva un preciso ordine gerarchico assoluto: il dominante mangia da solo e gli altri insieme e, in passaggi stretti o luoghi particolarmente ambiti, viene data la precedenza all’individuo dominante.

           Gerarchia sociale assoluta

           La gerarchia passa dalla relativa all’assoluta in funzione della densità: se si costringono gli animali a vivere in un’area chiusa, in condizioni di affollamento, si instaura fra di loro una gerarchia assoluta e, in condizioni estreme, si individuano un tiranno e i paria.

            Gruppi familiari

            Quando i fratelli di una cucciolata vengono tenuti insieme dopo lo svezzamento di solito mantengono rapporti pacifici e amichevoli (se lo spazio è sufficiente e se ciascuno può scegliersi un suo particolare angolino). Le cose possono andare diversamente, se si costringono a vivere insieme individui adulti non imparentati (le relazioni sociali dipendono, in questo caso, dal carattere individuale dei componenti, non dalla forza fisica né dal sesso).

             Nel gatto domestico si mescolano adattamenti al nuovo ambiente di vita e retaggi evoluti del passato: solitari nella territorialità, rissosità, avversione e refrattarietà nei confronti degli sconosciuti ed avversione al contatto; ma sociali nel giocare e dormire assieme, pulirsi reciprocamente, nelle cure alloparentali e marcature reciproche di amichevolezza.

              Plasticità comportamentale

              Il gatto è un animale dalle origini solitarie ma, grazie alla sua straordinaria plasticità comportamentale, può vivere in gruppo o accanto all’uomo. La plasticità comportamentale è espressa tramite territori poveri di risorse dove preferiscono la vita solitaria; in ambienti rurali dove formano piccoli gruppi che si approvvigionano sia grazie all’uomo sia tramite l’attività predatoria; in ambiente urbano, con risorse alimentari abbondanti e raggruppate dove si uniscono a formare le colonie o gruppi allargati; ma gli stessi individui possono vivere in gruppo, in particolari momenti dell’anno, e ritornare alla vita solitaria quando l’unico sostentamento è dato dall’attività predatoria. La densità degli individui varia da: < 5/kmq per gatti liberi che devono sostentarsi con la sola attività predatoria;  5 > 50/kmq per gatti che si approvvigionano in parte grazie all’uomo e in parte per proprio conto (es. fattoria); >50/kmq per gatti che possono contare su abbondanti e concentrate scorte di cibo (colonie feline). Il gatto è una specie tuttora in evoluzione, essendo passato da una condizione di vita solitaria ad una sociale: ciò potrebbe spiegare il fatto che i maschi dominanti non  hanno maggior successo riproduttivo, infatti continuano ad utilizzare i meccanismi competitivi utili alla vita solitaria anche nel nuovo ambiente, profondamente modificato dall’uomo. Un esempio: mentre il maschio dominante si scontra con un altro maschio di alto rango, quelli di basso rango ne approfittano. La plasticità comportamentale è, dunque, l’elemento che permette alla specie di regolare la grandezza del gruppo in relazione alle caratteristiche ambientali. Ma il gatto rappresenta un eccellente esempio di specie caratterizzata da “surplus di attività ecologiche”: capacità di risolvere i problemi che non sono stati selezionati specificatamente in relazione all’adattamento all’habitat contingente, ma sono utili per adattarsi a modificazioni inattese dell’ambiente (Bradshaw).

             Il territorio del gatto

             Il territorio è l’area occupata da un animale e difesa contro i conspecifici. L’area familiare è l’area dove l’animale si muove abitualmente, ma non ne ha l’uso esclusivo (home range). L’area centrale è, invece, l’area compresa all’interno dell’area familiare che può essere difesa come un territorio (core area). Infine,la rete di percorsi  è una elaborata rete di collegamenti. La struttura del territorio varia in funzione dell’organizzazione sociale (dai gatti solitari con territori distinti fino ai gruppi che condividono la stessa area centrale). Il territorio non ha un confine lineare netto ed è costituito da un insieme di aree che vengono utilizzate in modo funzionalmente diverso: negli immediati dintorni dell’area centrale, tutto è familiare per il gatto residente e ivi riposa, fa i bagni di sole, scova luoghi di osservazione; mentre l’area familiare è destinata allo svolgimento di attività quali la caccia, il corteggiamento, la perlustrazione. Più di un percorso collega le varie aree funzionali, mentre le aree comprese all’interno della rete di sentieri vengono utilizzate di rado. Quando i gatti sono dispersi, il territorio dei maschi è maggiore di quello delle femmine (3,5/1) ed è influenzato dal numero di femmine sessualmente disponibili. Lontano dalla stagione riproduttiva, i territori maschili tendono a non sovrapporsi, mentre, durante la stagione riproduttiva, c’è una forte sovrapposizione fra i territori dei maschi: lo scopo è quello di raggiungere il maggior numero di femmine. Il territorio delle femmine è ridotto, ma deve sempre assicurare scorte alimentari sufficienti e la presenza di ripari per l’allevamento dei piccoli. In ambienti ricchi di fonti trofiche e di rifugi, i gatti tendono a formare gruppi che occupano un territorio comune, ciò è possibile perché il territorio del gatto va considerato in termini spazio-temporali.  La componente temporale prevale negli spazi in comune e l’utilizzo in momenti diversi per ridurre gli incontri indesiderati e, quindi, i conflitti sia fra gatti confinanti che fra gatti che occupano lo stesso territorio: controllo visivo (gli attacchi avvengono di solito quando l’incontro è inaspettato, se invece gli individui si vedono da lontano utilizzano delle strategie per non scontrarsi: uno aspetta; entrambi si fermano e si accucciano, attività di sostituzione in attesa che uno dei due passi; entrambi tornano indietro) e, quindi, la difficoltà ad utilizzare queste strategie nello spazio chiuso della casa al primo incontro; marcature odorose (utilizzate come un semaforo attraverso cui segnalano se la strada è libera e quale distanza separa il ricevente dall’emittente), ovvero le marcature in casa con un nuovo arrivato.

           La caratteristica fondamentale è che il gatto è un solista: pensa e risolve i problemi da solo, ma non necessariamente un animale asociale, anzi la maggior parte dei gatti domestici ama la compagnia. L’unica regola è l’individualità: la variabilità individuale nella specie del gatto è fortissima.

B) Comportamento sessuale

         Sistemi sessuali

         I gruppi rurali sono formati da piccoli gruppi di femmine intorno a cui girano pochi maschi residenti (alta variabilità nel successo riproduttivo maschile là dove vi è bassa densità) ovvero poliginia. In ambiente urbano, i gatti formano grandi gruppi di maschi e femmine, i maschi residenti partecipano tutti alla riproduzione (bassa variabilità nel successo riproduttivo maschile là dove la densità è alta) ovvero promiscuità.

         Comportamento sessuale della femmina e del maschio

         La gatta in estro libera di uscire verrà circondata da numerosi maschi, ognuno dei quali può lottare con un rivale per avere l’accesso alla femmina. I dominanti tendono a trascorrere più tempo vicino alle femmine in calore, ma non sembra che la frequenza delle monte sia maggiore. Non è stata mai dimostrata una correlazione fra dominanza e successo riproduttivo. Infatti, la femmina si accoppia volentieri con diversi maschi durante l’estro, anche se possono verificarsi delle “preferenze”. La riproduzione è caratterizzata da poliestri stagionali, di solito gennaio–settembre (variazioni dovute all’illuminazione artificiale). I cicli estrali sono di circa 18-24 giorni e l’estro è di 4 giorni (protratto fino a 10 senza copula).

          Le femmine vanno incontro a ovulazione indotta dall’accoppiamento (generalmente sono necessari più accoppiamenti): probabilmente si tratta di un adattamento alla vita solitaria (in modo da evitare ovulazioni non finalizzate). Generalmente, la femmina accetta numerosi maschi durante un estro. Infatti, in 24 ore si possono verificare fino a 15 accoppiamenti e i figli di una stessa nidiata possono avere, quindi, padri diversi. Nella fase di pro-estro e più intensamente in quella di estro, la femmina si rotola, si struscia agli oggetti, emette vocalizzazioni di richiamo e fa le fusa, è inquieta, emette più urina (anche spruzzata), e, se vive in casa, può essere più affettuosa verso il proprietario o sporcare fuori dalla cassetta igienica. Il maschio attratto dalla femmina esplora l’area circostante, marca, esibisce il flehmen, emette anche lui vocalizzazioni molto flebili, le gira intorno, le annusa l’area genitale, tenta di leccarla. La femmina accetta il maschio soltanto al culmine dell’estro, e fino a quel momento, pur accettando sempre di più la sua vicinanza, reagisce violentemente ai tentativi di accoppiamento. Solo quando è recettiva rimane immobile, assume la posizione di lordosi e permette al maschio di afferrarla per la nuca e di montarla. L’eiaculazione avviene subito dopo l’introduzione e l’atto si compie in meno di 10 secondi tramite un pene fornito di aculei cornei. Immediatamente dopo, la femmina emette un grido penetrante, si gira verso il maschio soffiando e tentando di graffiarlo, dopodiché si lecca l’area genitale, si rotola, e nel giro di pochi minuti è già pronta per un nuovo accoppiamento.

C) Comportamento materno

            La gestazione della gatta dura circa 63 giorni e le cucciolate comprendono da 1 a 10 gattini, ma mediamente 4-5. La femmina impiega molto tempo a scegliere il luogo adatto al parto: è indispensabile che sia ben protetto dalle intemperie per l’alta incidenza di malattie respiratorie tra i piccoli. I gattini vengono talvolta trasferiti, ma le motivazioni non sono chiare, forse più igieniche che di sicurezza. Prima del parto, la femmina si pulisce molto accuratamente, mentre, dopo il parto, la placenta e il cordone ombelicale vengono ingeriti per l’alto apporto di nutrienti che consente alla femmina di non muoversi per le prime 24 ore e di alimentarsi pochissimo nei giorni successivi al parto. Le gatte inesperte possono ingerire per sbaglio oltre agli invogli fetali anche i piccoli. Nelle prime 3-4 settimane, la gatta trascorre nel nido il 70% del tempo. L’allattamento è molto debilitante per la femmina, quindi, dopo le prime 4 settimane, i suoi interessi suoi e quelli per la figliata sono in antagonismo: la gatta può perdere più di 6 grammi al giorno, se deve provvedere a cucciolate formate da oltre 4 gattini, ecco perché più grossa è la cucciolata e prima cerca di svezzare i piccoli. Inoltre, se la gatta è malnutrita può essere meno materna e più aggressiva nei riguardi dei i piccoli. Nelle piccole cucciolate, la madre è di solito più tollerante e paziente ed esistono meno differenze di peso fra i gattini, fatta eccezione del parto di un solo gattino, verso il quale di solito la femmina è più aggressiva dopo lo svezzamento. Talvolta, l’allattamento si può prolungare nell’età adulta: esistono casi di madri che allattano le figlie che a loro volta allattano.

          Il periodo di allattamento comprende 3 fasi: durante la prima fase, di circa 3 settimane, la gatta dà inizio alla poppata svegliando spesso i gattini; dalla terza settimana alla fine della quarta-quinta, la poppata è sia iniziata dai gattini che dalla madre che li nutre sempre in decubito laterale; l’ultima fase comincia alla fine del 1° mese e la madre ormai non invita più i gattini alla poppata, rispondendo alle richieste dei gattini sempre più di rado, cerca di respingerli, ma se accetta di allattarli rimane comunque sia in piedi. Dopo 4-6 settimane la madre comincia a portare le prede al nido: nel caso della gatta maestra si ha la ricerca, l’agguato, la cattura e l’uccisione della preda (sequenza istintiva), insegnando, quindi, ai piccoli le tecniche di caccia. L’insegnamento è una progressiva inibizione degli atti di predazione e l’unicità di questo insegnamento consiste nel fatto che il maestro calibra il suo comportamento sulla base delle reazioni dell’allievo: ciò è essenziale per il gatto per il tipo di preda e per il momento di sviluppo.

D) Comportamento alimentare

        Il gatto può nutrirsi sia cacciando, sia attingendo dai rifiuti, sia assumendo il cibo direttamente dall’uomo. Se per nutrirsi deve ricorrere alla predazione tende a fare pasti più grossi e in minor numero. Se il cibo è disponibile tende a fare numerosi piccoli pasti (da 12 fino a 20 in un giorno). Se gli vengono forniti solo 2 o 3 pasti si adatta frazionandoli in più assunzioni (così da compiere 5-6 pasti nelle 24 ore). Il gatto rimane comunque sia un carnivoro stretto, con un intestino proporzionalmente corto e con un elevato fabbisogno proteico. Quindi, necessita di compiere numerosi piccoli pasti: è consigliabile per i gatti di casa il cibo ad libitum: un solo pasto al giorno è quasi un maltrattamento. Il gatto possiede un controllo a lungo termine sul peso corporeo (regolazione basata sulla quantità di cibo assunto). Il controllo si verificherebbe sulle calorie assunte, per poter mantenere costante il peso forma. L’animale non sarebbe, invece, in grado di regolare l’assunzione di proteine che in natura non rappresentano un fattore limitante. A parità di temperatura, la quantità di cibo ingerita è maggiore in autunno e minima in primavera: infatti, il peso corporeo è massimo a metà inverno e minimo in estate.

          Preferenze alimentari

          Per selezionare il cibo, il gatto usa la combinazione di olfatto egusto ed è molto rilevante anche la consistenza e la temperatura del cibo fornito: infatti, sono prediletti i cibi alla temperatura di circa 37°. Ma se si fornisce, contemporaneamente, più tipi di cibo: verrà mangiato il cibo dall’odore più interessante senza assaggiare tutti gli altri; viceversa, se nessun cibo avrà un odore particolare, allora verranno assaggiati tutti e, quindi, si sceglierà in base al gusto (Bradshaw, 1997); mentre se l’alimentazione viene mantenuta a lungo invariata, il gatto tenderà a preferire altri alimenti anche se meno appetibili (lo stesso vale per il cane). Prima (Bradshaw, 1986) si parlava di neofobia (avversione per i cibi nuovi), oggi si ammette che i gatti possano preferire cibi nuovi (Bradshaw, 1996), ma ciò dipende da diversi fattori: le esperienze individuali, soprattutto la dieta della madre (permangono le preferenze acquisite attraverso l’imitazione della madre) e le esperienze precedenti (ricordano per mesi esperienze di assunzione di cibi tossici (Rathore, 1984). In realtà, gatti esperti preferiscono cibi nuovi, se la dieta è monotona, mentre gatti inesperti assumono atteggiamento neofobico, ma comunque c’è rifiuto di diete non nutrizionalmente corrette (Mugford 1977).

        Modificazioni comportamento alimentare

        Mentre, allo stato selvatico, il gatto dispone di una dieta abbastanza costante (prede della zona), il gatto urbano ha a disposizione risorse abbondanti e varietà di cibi, ma non sempre il cibo offerto è nutrizionalmente corretto; quindi, ha dovuto sviluppare la capacità di scegliere la dieta migliore tra i vari tipi di alimenti presenti nell’ambiente, anche nelle discariche. Dato che la dieta varia è più completa dal punto di vista nutrizionale, in natura, se le prede sono abbondanti, il gatto ha una preferenza per quelle meno comuni (scelta anti-apostatica) e la stessa scelta viene operata nel contesto urbano, per i cibi più rari e nuovi. Secondo Bradshaw (2000) la scelta anti-apostatica si verificherebbe soprattutto nei gatti liberi urbani, piuttosto che in quelli nutriti a casa dal padrone.

        Predazione

        Il gatto viene classificato come unkiller ecologico in surplus”perché continua a cacciare anche se ha cibo a disposizione. L’attività di mangiare e quella di cacciare sono completamente separate e gli stimoli offerti dalla preda innescherebbero il comportamento predatorio. Mentre la consumazione della preda dipende da fattori quali la fame e l’appetibilità della vittima, il tempo dedicato alla predazione si riduce se il gatto è ben nutrito(6 ore giornaliere contro le 12 di un gatto non dipendente dall’uomo). L’efficienza predatoria varia anche in rapporto allo stato riproduttivo: la gatta in allattamento è il predatore più efficiente (fino alla cattura di una preda ogni 1,6 ore). Si hanno anche variazioni in rapporto ai cicli naturali: il gatto viene definito predatore crepuscolare, ma in realtà le azioni di caccia dipendono dai momenti di attività delle prede. La maggior specializzazione predatoria riguarda i mammiferi (topolini, arvicole, giovani ratti, toporagni, talpe, giovani conigli e giovani lepri), ma alcuni gatti sono particolarmente abili a cacciare volatili (passeracei, pernici e storni) dovuto al fatto, forse, di un successo iniziale che potrebbe averli portarli a concentrarsi e specializzarsi su tali prede, o per gli insegnamenti materni. I rettili hanno un peso molto basso sulla dieta del gatto, insieme ad anfibi e invertebrati: costituiscono un apporto nutrizionale solo per i giovani che ancora non sono abili a catturare altre prede.

        Modalità di uccisione

        Le modalità di uccisione cambiano in rapporto alle caratteristiche della preda: solo gli artigli per insetti e uccellini; zampata sul dorso per i topolini e gli altri piccoli mammiferi; conigli e lepri vengono invece tenuti stretti con i denti e con gli arti anteriori mentre vengono colpiti con gli arti posteriori, dopo essersi sdraiati sul un fianco). Il morso letale è diretto al collo e inferto con un canino che si infila tra due vertebre e interrompe il midollo spinale. La localizzazione del morso letale sembra essere innata e, durante le prime uccisioni, i giovani gatti sembrano rimanere stupiti a vedere la loro preda inerte ed è solo dopo diverse esperienze che sembrano in grado di associare il morso all’immobilità. Prima di essere consumata, la preda, generalmente, viene portata in un nascondiglio o comunque sia in un luogo appartato; successivamente, viene scossa ripetutamente per staccare la pelle dai muscoli (tipo di scuotimento del capo molto diverso da quello detto “della morte”, utilizzato da molti canidi per uccidere le prede), mentre gli uccelli vengono spennati, prima di essere consumati (curiosi gli atti di pulizia del fianco per liberare la lingua dalle piume e dai residui delle penne).

         Stimoli predatori

         Gli stimoli che innescano la predazione sono, generalmente, i fruscii, gli sfregamenti, gli squittii e gli oggetti in movimento. La maggior parte dell’attività svolta dal gattino è finalizzata ad apprendere le tecniche di caccia.  I gatti che possono cacciare non di rado portano le prede morte o ferite a casa, ricalcando quello materno, ma potrebbe anche avere il significato di stancare la preda con ripetute catture in un terreno più familiare, quindi meglio conosciuto.

         Caratteristiche nutrizionali della preda

         Il gatto, anche se domestico, rimane un carnivoro stretto attrezzato per uccidere e mangiare intere prede, fornendo una dieta ricca e bilanciata.La preda intera non ha soltanto il valore di dieta carnea: i muscoli della preda forniscono ingenti quantità di proteine; le ossa e le interiora forniscono tutte le vitamine e minerali necessari; nell’intestino delle prede sono contenuti vegetali, che sono sufficienti al fabbisogno del gatto. Le prede, inoltre, sono costituite per circa il 70% di acqua, quindi, forniscono gran parte dei liquidi necessari. Il gatto, grazie alle sue origini  desertiche, possiede reni molto efficienti (urina molto concentrata) per cui beve molto poco o per niente, se si può nutrire di prede. Nonostante ciò, l’incidenza dell’obesità nel gatto è salita dal 10% nel 1973 al  25-40% nel 1996 (USA). Le cause sono dovute alla diminuzione dell’attività fisica e mentale, all’iperalimentazione da parte del proprietario per ridurre l’istinto predatorio. Il proprietario crede che l’alimentazione sia la più importante esigenza del gatto: l’animale chiede cibo per attirare l’attenzione ed il proprietario gli fornisce i cibi commerciali ad alta palatabilità. Inoltre, la stessa sterilizzazione fa diminuire il metabolismo e fa aumentare l’assunzione di cibo, facendo ingrassare il gatto.

E) Comportamenti legati ai ritmi biologici

           La giornata tipo di un gatto include: dalle 13 alle 18 ore circa di sonno/sonnolenza; dalle 4 alle 6 ore circa fra toelettatura e gioco; cacciare, mangiare ed esplorare occupano il resto della giornata. Il numero esatto di tempo trascorso dormendo o sonnecchiando varia moltissimo in funzione dell’età e della personalità e dello stile di vita del gatto. Molti fattori influenzano il sonno (segnali di pericolo, la fame, la sete, la pulsione sessuale) e il gatto di casa dorme molto di più rispetto al gatto libero. Essendo originariamente dei predatori crepuscolari, i gatti tendono a dormire molto di giorno, ma non sono notturni. Infatti, se tenuti sperimentalmente al buio, restano inattivi per 18-20 ore su 24; se sottoposti ad illuminazione costante, dormono per il 57% del tempo. I gattini passano la maggior parte del tempo dormendo: da un punto di vista etologico, ciò rappresenta un vantaggio per ridurre il pericolo che possano girovagare fuori del nido o fare rumori che possano attrarre predatori, in assenza della madre. Il ciclo di sonno e veglia è molto variabile nel gatto, con la generalizzata tendenza a suddividere il sonno in numerosi brevi periodi diurni e notturni (polifasico). L’inizio del sonno è caratterizzato da un sopore leggero da cui è facile risvegliare l’animale, poi si passa al sonno profondo. Dopo (10-30 minuti) si passa al sonno paradosso in cui è molto difficile svegliare l’animale: si assiste ad una perdita quasi totale del tono muscolare, malgrado si verifichino contrazioni muscolari quali movimenti degli occhi, delle vibrisse, della coda, degli arti (REM= rapid eye moviments). Il sonno paradosso sembra avere maggiore importanza, in quanto, se il gatto non può dormire a suo piacimento, la durata del sonno paradosso aumenta. I gatti possono trascorrere diverse ore in stato di sonno leggero, dal quale possono risvegliarsi completamente nel giro di pochi secondi. Durante questa fase, in realtà, il gatto svolge l’attività di “sentinella”, scandagliando l’ambiente attraverso il minimo suono e rispondendo all’occorrenza in modo appropriato. I gatti che rimangono soli in casa tendono a dormire molto di giorno ed a essere attivi di notte. Nei gattini l’attività ludica fatta svolgere la sera riduce la tendenza a ricercare il gioco notturno, però i gattini vorrebbero giocare ed interagire all’alba: ecco perché è preferibile evitare di dare cibo in tale orario, ma è opportuno lasciare del secco a disposizione di notte.

        Toelettatura

        I gatti dedicano molto tempo e attenzione alla loro igiene personale. Le papille che presentano sulla lingua, oltre a raschiare via la carne dalle ossa delle prede, li aiutano anche nella toelettatura. Il gatto segue solitamente una sequenza precisa: baffi, zampa anteriore, testa, orecchie, occhi, guance, mento, prima da un lato e poi dall’altro, poi spalle, fianchi, genitali, zampe posteriori, coda. Il leccare è sostituito dal mordicchiare, quando l’animale incontra un ostacolo, tipo un groviglio di peli o un corpo estraneo. Ma talvolta la sequenza è incompleta. L’assunzione del pasto umido stimola la toelettatura. La  pulizia del mantello mantiene le marcate capacità di isolamento termico, mentre la saliva depositata sul mantello aiuta la termodissipazione e le leccate vigorose stimolano, infine, l’attività delle ghiandole sebacee alla base del pelo, la cui secrezione è vitale per mantenere l’impermeabilità al mantello. Gli atti di pulizia iniziano a 3 settimane circa, mentre prima provvede la madre. Il comportamento di toelettatura reciproca (allogrooming) si osserva non solo fra madre e gattini, ma anche fra gatti adulti che si conoscono, e serve a cementare la loro relazione amichevole. In particolare, i gatti amano essere leccati nelle zone che hanno difficoltà a raggiungere: per questo motivo, è molto indicato fornire grattatine dietro le orecchie per stringere amicizia con un gatto. Per approcciare con un gatto per la prima volta, è utile abbassarsi, allungare dal basso un indice, farsi annusare e poi grattarlo dal basso all’angolo delle labbra, sotto il mento e poi dietro l’orecchio. Da non sottovalutare, il fatto che talvolta la toelettatura può rappresentare un’attività di sostituzione che può servire ad abbassare la tensione nelle situazioni sociali difficili e, in casi rari, può essere persino un modo per imporre la propria superiorità. 

 

Percezione del gatto

 

A)   Percezione Tattile

       I recettori cutanei del gatto si suddividono in 3 gruppi:

meccanocettori (sensibili al tatto e alla pressione);

termocettori (sensibili alle variazioni di temperatura, ad esempio i recettori del caldo, stimolati al massimo con temperature di circa 42°e i recettori del freddo che rispondono fino a temperature di -25/30°);

nocicettori (sensibili agli stimoli dolorifici che indicano i valori estremi di temperatura e gli stimoli di schiacciamento della pelle).

        Sia nel cane che nel gatto, la sensibilità tattile è particolarmente accentuata intorno al muso e le molte delle terminazioni nervose sensorie si trovano in prossimità del cuscinetto nasale e alla base delle vibrisse. Le vibrisse sono i peli sensori che captano lo stimolo sensoriale tramite i numerosi meccanocettori localizzati alla loro base ed, essendo rigide, non si piegano subito al contatto con superfici dure, inoltre forniscono informazioni sulla posizione del capo rispetto a ciò che sta nelle immediate vicinanze. I baffi sono particolarmente lunghi  e vengono tipicamente portati in avanti durante l’esplorazione e l’azione predatoria, oppure indietro nelle posture difensive o in presenza di dolore. Le vibrisse guanciali sono vicine a grosse ghiandole epidermiche, quindi si presuppone che abbiano anche la funzione di propagare il loro secreto odoroso  (amplificatori olfattivi). I meccanocettori, sono particolarmente numerosi, oltre che nella zona nasale, anche nei cuscinetti delle zampe anteriori che forniscono informazioni molto dettagliate sulla posizione dello stimolo, utili per la predazione, mentre quelli localizzati nel tessuto alla base delle unghie forniscono altre informazioni sul movimento dello stimolo. Inoltre sono presenti ciuffetti di peli localizzati all’altezza del carpo (i peli carpali), forniti di recettori che rilevano le vibrazioni: le zampe sono, dunque, sensibilissime e questa è la spiegazione per cui in questa zona molti gatti non amano essere toccati.

B)   Percezione Visiva

      La caratteristica più importante del gatto è la buona visione notturna o in condizioni di scarsa intensità di luce (3-8 volte superiore alla nostra vista), dovuta al tappeto lucido molto sviluppato, che ne incrementa l’efficienza visiva del 40%, e all’alta densità di bastoncelli (tripla rispetto a quella umana), mentre i coni (utili in presenza di luce diurna) sono 6 volte inferiori a quella delll’uomo. Inoltre gli occhi sono in proporzione più grandi rispetto al corpo e al cranio e la distanza che la luce deve percorrere per arrivare alla retina è minore rispetto all’essere umano. La pupilla si può dilatare e restringere molto (fessure sotto il millimetro di larghezza). I gatti hanno gli occhi disposti molto frontalmente, quasi come noi, ne risulta un campo visivo ridotto, ma una visione bioculare migliore rispetto a quella del cane. Per il gatto non è comunque possibile mettere a fuoco oggetti posti a meno di 25 cm. e gli oggetti in movimento vengono messi a fuoco meglio rispetto a quelli fermi, come nel cane. La percezione dei dettagli è inferiore rispetto a quella dell’uomo e si ritiene che il gatto sia bicromatico, ovvero vedrebbe due colori puri con tutte le loro combinazioni (possiede due tipi di coni, uno sensibili al verde e l’altro al blu). Gli oggetti rossi verrebbero percepiti come molto scuri e, in condizioni di luce debole, i coni si inattivano dando la visione in bianco e nero, come la nostra. Il numero di cellule nervose adibite alla rilevazione delle lunghezze d’onda sono 1/16 di quelle dei primati, quindi non solo i colori hanno scarsa importanza per il gatto, ma probabilmente vengono percepiti come molto più sbiaditi. Infatti, i gatti non riescono negli esercizi di discriminazione dei colori, mentre conseguono buoni risultati nella discriminazione di forme geometriche.

C) Percezione acustica

      L’udito è il senso più sviluppato nel gatto, infatti può udire una gamma di frequenze fra le più ampie nei mammiferi fino a 10,5 ottave di estensione (contro le 9,3 umane, e le 8,5 del cane). A differenza di altri mammiferi, il gatto non utilizza gli ultrasuoni nei richiami, pertanto la capacità di percepirli è probabilmente da collegare alla necessità di intercettare quelli dei piccoli roditori. Il padiglione auricolare mobile funziona come un amplificatore direzionale (aumenta 2/3 volte la potenza dei segnali), grazie alle numerose pieghe. La preda viene localizzata inizialmente tramite l’udito e poi tramite la vista.

D)   Percezione chimica

      1)    Gusto

      La sensibilità gustativa è localizzata principalmente sulla lingua e sul palato. I calici gustativi sono sensibili agli amminoacidi, mentre mancherebbe la risposta agli zuccheri, in quanto il gatto è strettamente carnivoro. Mancherebbero anche i recettori per il sale, perché il sodio è contenuto nelle carni, quindi, il suo riconoscimento non servirebbe.

      2)   Olfatto

      L’olfatto per il gatto è molto importante: quando questo è compromesso si risentono gli effetti sull’appetito, sulla pulizia del mantello e sul comportamento sessuale. L’epitelio olfattivo raggiunge i 20 cm. quadrati (nell’uomo 2 - 4 cm quadrati e nel cane 18 – 150 cm quadrati). Il gatto si serve dell’olfatto per l’esplorazione dell’ambiente o di qualsiasi oggetto nuovo, nel contesto sessuale e soprattutto per la comunicazione intraspecifica. Ovviamente anche la scelta del cibo è guidata primariamente dall’olfatto, in combinazione con il gusto.

      3) Paraolfatto

      Il paraolfatto viene esercitato grazie all’organo vomeronasale o di Jacobson che viene utilizzato come una sorta di organo olfattivo accessorio. L’VNO è una struttura chemiosensibile posta all’interno del condotto naso-palatino, tra cavità nasale e bocca, dove sbocca dietro gli incisivi superiori ed è formato da due sacche poste dietro i canali nasopalatini e con i quali è in contatto tramite piccoli dotti. Per tale motivo, si ritiene che l’VMO sia l’apparato chemiosensitivo per i feromoni. Si pensa, inoltre, che un meccanismo di pompaggio faccia defluire nel canale nasopalatino il liquido contenuto nelle sacche, che viene a sua volta riconvogliato al loro interno, veicolando così gli odori provenienti dalla bocca e dalle cavità nasali. Tale pompaggio produrrebbe il modulo comportamentale cosiddetto flehmen, tipicamente evocato dalla stimolazione del VNO. Il flehmen è una specie di smorfia con la bocca leggermente aperta e il labbro superiore rialzato per alcuni secondi, esibito, in genere, soltanto dopo aver annusato a lungo una particolare sostanza. La sequenza del flehmen del gatto è caratteristica e la sua espressione è anche detta “sbadiglio”: il gatto esplora la sorgente odorosa avvicinandosi con il naso, poi apre la bocca, mentre la lingua è tenuta contro e dietro gli incisivi superiori, dov’è situata l’apertura nel palato dell’organo di Jacobson. Il flehmen viene emesso sia dai maschi che dalle femmine, ma durante l’interazione tra gatti di sesso diverso viene manifestato solo dai maschi e non viene mai utilizzato durante il comportamento alimentare.

(Fonte: Prof. Tarricone, biologa)

 

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 “Pochi animali riescono a dimostrare il proprio umore attraverso le espressioni in modo tanto caratteristico quanto i gatti”. [Konrad Lorenz]

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La comunicazione nel gatto

 

Essendo stato considerato il gatto, fino a non molto tempo fa, un animale strettamente solitario,  il suo modo di comunicare non destava molto interesse ed è stato studiato solo in tempi recenti. Particolarmente importante è la comunicazione olfattiva, tipicamente sviluppata negli animali solitari e territoriali, anche se con lo svantaggio di essere persistente e quindi rilevabile anche dai predatori. Lo stesso discorso vale per la comunicazione acustica. Ma durante gli scontri agonistici gli animali usano contemporaneamente più sistemi di comunicazione per aumentare l’efficacia dei segnali e per evitare ambiguità.

A) Comunicazione acustica

         La comunicazione acustica può avvenire: mantenendo la bocca chiusa emettendo le fusa e il trillo come segnale di contatto e saluto; con la bocca aperta che poi si chiude si produce il caratteristico miao anch’esso come saluto, il mowl emesso dai maschi e i richiami delle femmine in un contesto sessuale; mentre, con la bocca che resta fissa si produce il ringhio e l’ululato in un contesto aggressivo e il soffio e trillo in un contesto difensivo o di dolore (il soffio con lo sputo, probabilmente, viene utilizzato per scoraggiare i predatori).

         1) Le Fusa

         Sono una caratteristica specifica dei felidi, ma la loro funzione non è ancora completamente chiara: è comunque una reale vocalizzazione, data dal movimento della glottide, provocato dai muscoli laringei che si contraggono ad intervalli brevissimi, ed è il tipico suono emesso dalla madre nei confronti dei suoi piccoli. Le fusa vengono anche emesse in segno di saluto verso persone familiari, nello stato di sonnolenza, durante lo strusciarsi e il rotolarsi o nel ritrovare ambienti familiari e caldi. Vi sono pareri contrastanti sul fare le fusa nei confronti dei conspecifici: alcuni autori ritengono che le fusa non vengono fatte fra gatti adulti, ma è stato dimostrato tramite esperimenti, posizionando sulla gola di gatti liberi dei microfoni, che questi facevano le fusa ai conspecifici familiari, durante il contatto amichevole. Nel caso in cui le fusa vengano emesse anche di fronte al veterinario, in condizione di forte dolore fisico, è spiegabile, in questo contesto, come un valore autorassicurante.

        2) Il Miao

        Un raggruppamento di numerose vocalizzazioni in cui sono state riconosciuti fino a  31 suoni diversi (me-ow, mouw, miaeao). Tutti questi suoni, insieme al trillo vengono emessi in contesti quali incontri amichevoli, per stabilire un contatto o come richiesta di attenzione. Quando il miao si prolunga, generalmente, è in rapporto ad una richiesta precisa (cibo e/o acqua). Indubbiamente, esiste una grande variabilità individuale e non si sa ancora, più nello specifico, che funzione svolga nella comunicazione fra gatti. Molto originale la versione “muta” del miao che molti gatti di casa rivolgono al padrone per muovere specifiche richieste.

B) Comunicazione visiva

          I segnali visivi vengono emessi durante gli incontri ravvicinati tramite le posture del corpo e le espressioni mimiche. Come molti altri mammiferi, durante gli incontri agonistici, i gatti tendono ad apparire di maggiori dimensioni corporee, andando incontro a pilo-erezione ed ergendosi sulle zampe; maggiore è la tendenza alla fuga più l’animale tenta di accovacciarsi per risultare più piccolo.

Durante l’incontro agonistico, il gatto che non vuole lo scontro evita il contatto visivo diretto, tiene le orecchie schiacciate (movimenti molto veloci) e schiaccia il collo fra le spalle. Mentre, al contrario il gatto disposto all’attacco, tiene lo sguardo fisso sul rivale con gli occhi obliqui, le orecchie erette girate indietro e il collo teso in avanti.

          Il linguaggio corporeo riguardante le interazioni non agonistiche è meno documentato, ma la coda dritta è indubbiamente un segnale di amicizia. Il rolling è un altro modulo tipico dei felini e consiste nel rotolamento sul dorso, emesso tipicamente dalle femmine, ma anche dai maschi forse con un intento di esibizione territoriale. Probabilmente, il rolling ha anche il significato di automarcaggio, mentre in famiglia è una tipica manifestazione legata al saluto e alla ricerca di contatto.

C) Comunicazione olfattiva

           I segnali olfattivi hanno il vantaggio di poter fornire informazioni sull’emittente anche dopo molto tempo. Avviene, principalmente, tramite l’urina e le feci, portatrici di odori caratteristici e di secrezioni ghiandolari apposite. Le marcature con urina sono le più studiate rispetto a quelle con le feci. Per marcatura si intende il rilascio di tracce di varia natura che i conspecifici possano rinvenire. La marcatura con spruzzi di urina è tipica dei maschi interi, mentre le femmine tendono a marcare soprattutto durante l’estro (i maschi aumentano la frequenza di spruzzi in presenza di femmine in estro). I gatti selvatici spruzzano urina meno frequentemente di quelli domestici e lo spruzzo è solitamente diretto verso una superficie verticale e serve per richiamare meglio l’attenzione dei conspecifici. Al contrario l’urina deposta in posizione accucciata viene di solito ricoperta. Da ricordare che tutti e due i tipi di urina vengono annusati dai gatti che la rintracciano, ma l’ispezione è molto più accurata se l’urina è spruzzata. L’urina insieme all’annusare sollecita il flehmen, in quanto gli spruzzi di urina contengono dei feromoni sessuali che trasmettono informazioni ai conspecifici. Un altro segnale tipico è il cosiddetto scratching graffiatura che il gatto allo stato libero esegue  su superfici verticali “tenere” come alberi o arbusti, mentre il gatto di casa utilizza le tappezzerie, i piani delle sedie o i tappeti (quindi anche stando in posizione orizzontale). Le graffiature attirano i conspecifici visivamente, e a distanza ravvicinata vengono percepite le marcature olfattive rilasciate con le ghiandole sebacee dei polpastrelli plantari (quindi, sono marcature sia visive che olfattive). Un altro significato delle graffiature è quello di rimuovere le unghie consumate. È importante ricordare che i gatti possiedono numerose ghiandole cutanee e alcune di esse possono partecipare alla comunicazione sociale. Le ghiandole sebacee sono contenute alla base della coda (caudali), altre ghiandole sono poste agli angoli della bocca (periorali), sotto il mento (sottomandibolare) e ai lati della testa (temporali). Il gatto si sfrega su oggetti sporgenti con le ghiandole sottomandibolari, con le guance e con le periorali tramite il tipico movimento dall’angolo della bocca all’orecchio detto rubbing. I gatti, durante i contatti amichevoli, cercano di strusciarsi reciprocamente con i fianchi, la testa e con la coda, lo stesso comportamento riservano agli esseri umani e quando un gatto si struscia contro oggetti, animali e persone esercita una marcatura tranquillizzante, detta di appagamento, che diminuisce l’ansia, rilassandolo. Anche il rilascio del secreto delle ghiandole facciali, perianali e caudali del gatto può scatenare il flehmen. Ciò è spiegato dal fatto che i feromoni vengono prodotti tramite le secrezioni ghiandolari dei sacchi anali, ghiandole dei cuscinetti plantari, ghiandole facciali e forse condotto uditivo. In particolare, i feromoni prodotti dal gatto possono essere: amichevoli o di appagamento (prodotti nella zona facciale), d’allarme (prodotti a livello dei cuscinetti plantari e delle ghiandole perianali), sessuali  e territoriali (prodotti dall’apparato genito-urinario). 

(Fonte: Dott.ssa Volpini, biologa)

 

(tratto dalla mia Tesina di Master in "Etologia degli Animali d'Affezione" dal titolo "Il gatto domestico (Felis silvestris catus): origini, sviluppo e caratteristiche comportamentali)

 

Vedi anche:

Origine del gatto            http://www.costanzadepalma.it/358707137

Sviluppo del gatto        http://www.costanzadepalma.it/358707133

Razze feline                    http://www.costanzadepalma.it/358707138

 

PERCEZIONE TATTILE

PERCEZIONE VISIVA

PERCEZIONE ACUSTICA

SCHEMA DI SOVRAPPOSIZIONE DELLA DISPOSIZIONE ALL’ATTACCO E ALLA DIFESA DEL GATTO: POSTURE CORPOREE

SCHEMA DI SOVRAPPOSIZIONE DELLA DISPOSIZIONE ALL’ATTACCO E ALLA DIFESA DEL GATTO: MIMICA FACCIALE