Lo sviluppo comportamentale del cane: fasi sensibili e socializzanti

Immagine creata da Ruggero Veri

 

In generale

Il cane (Canis familiaris) è indubbiamente l’animale d’affezione più diffuso in tutto il mondo e, in modo particolare ultimamente nel nostro Paese, è stato oggetto di grande interesse legislativo e sanitario. Ad esempio gran parte della recente legge sul maltrattamento animale è dedicata proprio al cane; inoltre, vivendo a più stretto contatto con l’uomo, deve essere continuamente monitorato dal servizio veterinario. Essendo un animale sociale ha bisogno dei propri simili per sopravvivere nell’ambiente originario, ma ciò comporta il mantenimento costante di una gerarchia. Oggi la stragrande maggioranza dei cani non vive in un branco di conspecifici, bensì in un branco misto, dove due o più specie convivono. Il cane si trova a convivere più frequentemente con la specie umana, oltre che con altre specie domestiche quali gatti, volatili, ecc. Molto spesso l’uomo ha preso il posto di capo branco, o meglio di leader, nella gerarchia. Ma per essere un buon leader deve saper gestire le relazioni sociali. Il cane, come ogni altro essere vivente, possiede determinati comportamenti acquisiti filogeneticamente tipici della propria specie di appartenenza. Ma è l’ontogenesi, cioè l’insieme dei processi di sviluppo di un organismo fino alla formazione dell’individuo adulto di una determinata specie, che gli permetterà di sopravvivere adattandosi al meglio alle circostanze ambientali. Quindi l’uomo, in quanto leader, deve saper indirizzare correttamente lo sviluppo ontogenetico del comportamento del cane, affinché si arrivi ad una convivenza ottimale.

 

Filogenesi e Ontogenesi

 

Ciascuna specie ha un proprio bagaglio di espressioni che la caratterizza rispetto alle altre e tale da permettere di affrontare ogni situazione. Inoltre ogni individuo eredita geneticamente dai genitori dei caratteri che rispecchiano la storia evolutiva della specie di appartenenza (FILOGENESI).

A sua volta ogni individuo sviluppa dei caratteri dovuti alla propria interazione con l’ambiente fisico e sociale senza trasferire tali acquisizioni al suo patrimonio ereditario (ONTOGENESI)

Il retaggio filogenetico (ovvero le tendenze innate, le disposizioni genetiche, le differenze di specie, la fitness dell’adattamento e dell’ecologia dei diversi comportamenti) e il retaggio ontogenetico (ovvero lo sviluppo del soggetto, i processi di apprendimento, la variabilità individuale, le modalità di declinazione dell’innato e di acquisizione) creano il cosiddetto profilo cognitivo - comportamentale di un animale.

Ogni individuo pertanto ha due storie e, di conseguenza, due memorie: la storia e la memoria filogenetica (ovvero caratteri e tendenze che sono state premiate lungo il corso dell’evoluzione e la memoria di specie) e la storia e la memoria ontogenetica (ovvero caratteri e tendenze che si sono sviluppate nell’individuo e la memoria anagrafica).

La scienza che si è molto occupata dell’aspetto filogenetico del comportamento è l’etologia. Difatti essa studia la storia evolutiva di un comportamento catalogando il repertorio espressivo di specie, interpretando le motivazioni della specie e l’ecologia del comportamento, intesa come inquadramento nell’ambiente, inoltre valutando la profondità percettiva della specie, misurando la fitness dei caratteri comportamentali e analizzando la filogenesi degli stimoli chiave che scatenano il comportamento e la reattività che ne consegue. Mentre a sua volta si è maggiormente occupata dell’aspetto ontogenetico del comportamento una branca della psicologia, la psicologia cognitiva. Essa si occupa dell’apprendimento in senso generale, ma considerando anche la declinazione individuale dell’innato e le sue acquisizioni comportamentali, trovando la modificazione delle rappresentazioni e le contingenze variabili del soggetto, valutando le condizioni di sviluppo e le espressioni sociali individuali, considerando la soggettiva capacità di risolvere un problema.

Dato che l’argomento della lezione è “lo sviluppo del comportamento” tratteremo, attraverso la psicologia cognitiva, l’ontogenesi.

Nell’ontogenesi il comportamento dipende dalla storia dell’individuo e dai vincoli espressivi tipici della sua specie di appartenenza, ad esempio il repertorio espressivo, le fasi di sviluppo, le esperienze nelle diverse fasi, gli apprendimenti specifici, le referenze e relazioni, l’ambiente di sviluppo ed infine le situazioni contingenti. Il retaggio ontogenetico (o anagrafico) si forma con l’educazione, realizzata tramite la declinazione, e l’istruzione, realizzata tramite l’acquisizione. Difatti educare significa “tirare fuori le attitudini” e declinarle (dare alle tendenze una direzione) verso comportamenti socialmente accettabili, mentre istruire significa fornire strumenti e conoscenze in modo che rimangano acquisiti. Riassumendo: l’educazione e l’istruzione formano il retaggio ontogenetico di un individuo. Dunque l’ontogenesi si occupa della memoria anagrafica del soggetto considerandone le caratteristiche individuali e lo sviluppo del profilo cognitivo– comportamentale, valutandone l’attualizzazione delle potenzialità tipiche della propria specie, il perfezionamento delle tendenze, la declinazione delle pulsioni e l’acquisizione dell’esperienza.

 

I riflessi

 

Prima di affrontare l’argomento oggetto della lezione, è opportuno accennare ai tipi di riflessi a cui il cane è soggetto.

Innanzitutto il riflesso è il più semplice tipo di comportamento prodotto in risposta a stimoli. Il riflesso incondizionato o innato è necessario alla sopravvivenza dell’essere vivente ed è filogeneticamente stabilito. Uno dei più importanti è il riflesso di orientamento del cucciolo verso tutto ciò che è caldo. Difatti  sebbene la mammella della madre sia la meta usuale di questo comportamento, un cucciolo si orienterà ciecamente, ad esempio, verso una mano calda. Il riflesso condizionato di 1° tipo o classico si manifesta a tre settimane dalla nascita, quando appaiono i primi segni di condizionabilità ed il cane è in grado di associare stimoli prima senza significato a stimoli che evocano riflessi incondizionati. L’esempio maggiormente conosciuto è l’esperimento di Pavlov. Egli insegnò ai cani a salivare in risposta a vari stimoli (un campanello e una luce) nello stesso modo in cui prima salivavano unicamente alla vista di polvere di carne. Per ottenere questo usava contemporaneamente i due stimoli, il campanello e la carne, da 5 a 20 volte, fino a quando il cane associava il suono del campanello alla carne e salivava abbondantemente anche se la carne non veniva fornita; lo stesso avveniva con la luce. Il riflesso condizionato di 2° tipo (strumentale o operante) implica l’apprendimento di una risposta motoria intenzionale. Un esempio di condizionamento di 2° tipo riguarda l’abilità del cane ad imparare a distinguere dei particolari richiami. La parola “seduto” accompagnata da un bocconcino tenuto sopra la testa del cane presto lo solleciterà a sedersi al suono della sola parola. Normalmente, durante i primi tentativi, il cane tenderà a saltare per prendere il bocconcino. Però, mediante il ripetersi di prove e di errori, le risposte non premiate verranno inibite e quindi il cane associerà la parola “seduto” ad una sua precisa postura. Una modalità più efficace e duratura sarebbe quella di tenere soltanto la mano sopra la testa del cane quando si dice “seduto” e poi di usare la stessa mano per accarezzarlo sul collo e sul petto quando ha obbedito. Infatti la ricompensa sociale è sempre un’ottima soluzione ed molto gratificante per il cane, piuttosto che l’offerta di un appetitoso bocconcino.

Riassumendo: i riflessi incondizionati sono innati, mentre quelli di 1° e di 2° tipo sono appresi. I riflessi condizionati di 1° tipo implicano soprattutto il condizionamento emotivo ed inconscio; i riflessi condizionati di 2° tipo implicano risposte motorie e il prendere decisioni da parte del cane ad un livello conscio.

L’ontogenesi, anche se gestita dall’uomo, rimarrà sempre legata alla filogenesi della specie di appartenenza, ovvero, deve fare i conti con i comportamenti innati che si esprimono attraverso i riflessi incondizionati. Però il cane, vivendo nelle nostre case e città, si viene a trovare in situazioni ambigue dove non sa come esternare i propri bisogni innati (i riflessi incondizionati). Ovviamente è l’uomo che deve insegnare come controllarli ed indirizzarli, e se questo non avviene in modo corretto oppure i bisogni innati vengono semplicemente inibiti, il cane li esternerà in modo errato entrando in conflitto con l’ambiente e probabilmente causando danni ad altre persone, animali o a se stesso. Tipiche manifestazioni ansiose derivanti dall’inibizione dei riflessi incondizionati sono le attività fisiche di spostamento (comportamenti che esulano dal contesto e servono ad abbassare l’ansia: grattarsi, sbadigliare, girare su se stesso, saltare, leccarsi i baffi, scuotersi) che possono arrivare a vere e proprie stereotipie (sequenze fisse e ripetitive di azioni che non hanno un ovvio proposito o funzione che possono arrivare fino all’automutilazione).

Nella tabella che segue sono elencati nella colonna di sinistra solo alcuni riflessi incondizionati a cui il cane è soggetto, mentre nella colonna di destra sono spiegati le corrispondenti espressioni funzionali, ovvero i modi con cui il cane normalmente esterna questi riflessi.

 

Tabella 1: Alcuni riflessi incondizionati con manifestazioni comportamentali corrette

 

1)  Riflesso di libertà: il cane fa resistenza alla forza fisica, alle minacce o costrizioni della sua libertà. Questo si estende anche alla struttura del suo ambiente e al maneggiamento o al contatto con altri animali e con le persone. 

2) Riflesso di difesa:

    - fuga: cerca attivamente di fuggire dagli stimoli minacciosi o nocivi.

    - irrigidimento: reagiscono agli stessi stimoli irrigidendosi, facendo movimenti stereotipati e (raramente) con catalessi.

     - lotta: reagisce in modo aggressivo agli stimoli minacciosi e nocivi. Non è necessario che tali stimoli minaccino solo di nuocere fisicamente, ma possono anche riferirsi a relazioni sociali e territoriali.

 3) Riflesso alimentare: urina o defeca dopo aver mangiato, bevuto, dopo il risveglio e a seguito dell’eccitazione di attività gustative o olfattive. 

4) Riflesso di orientamento: stimoli nuovi suscitano risposte di vigilanza.

5) Riflesso investigativo: il cane cerca di scoprire sia la natura degli stimoli nuovi che di quelli conosciuti seguendo il riflesso di orientamento. Di questa attività può far parte la ricerca della fonte dello stimolo, l’assaggiare, il morsicare, l’ascoltare o il toccare con il corpo e/o con le zampe.

6) Riflesso di inseguimento: gli oggetti che si spostano velocemente o hanno movimenti vivaci vengono inseguiti.

 

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Nella tabella che segue sono elencati i riflessi incondizionati prima esaminati con la descrizione dei problemi comportamentali corrispondenti, quando le loro espressioni funzionali, ovvero i modi con cui il cane normalmente esterna questi riflessi, vengono inibiti totalmente (frustrazione).

 

Tabella 2: Alcuni riflessi incondizionati e corrispondenti manifestazioni comportamentali errate

 

1) Riflesso di libertà: scavare per sfuggire al confinamento; raspare le porte, cancelli, finestre; lanciarsi attraverso porte, cancelli, dalle finestre; saltare staccionate; turbolenza nei luoghi chiusi; fuga; non rispondere ai richiami; abbaiare, ululare, uggiolare rinchiuso; mordicchiare in modo distruttivo, se rinchiuso; pica; lacerazione ed eventuale mutilazione di parti del proprio corpo, se rinchiuso; aggressività, bizze, dopo essere stato rinchiuso; lotta contro altri cani, gatti ed eventuale uccisione di animali più piccoli, quando è rinchiuso assieme a loro. 

2) Riflesso di difesa:

   - fuga: timidezza, mordere per paura, orinazione per sottomissione.

   - irrigidimento: timidezza, mordere per paura. 

   - lotta: ringhiare, lottare con altri cani, abbaiare. 

3) Riflesso alimentare: sporcare in casa, mangiare cose insolite e/o non commestibili, mordicchiare in modo distruttivo e altri comportamenti per scaricare la tensione spesso quando il cibo non viene dato alla solita ora.

4) Riflesso di orientamento: questo riflesso non può essere frustrato, nel vero senso della parola. Però una stimolazione ripetitiva di questo riflesso provoca uno stato di sonnolenza, apparentemente interpretabile come tranquillità e benessere.

 5) Riflesso investigativo: è difficile attribuire alla frustrazione di questo riflesso dei problemi di comportamento specifici, comunque la mancanza dell’opportunità di investigare l’ambiente circostante attraverso una grande quantità di esperienza può condurre l’animale a qualsiasi tipo di comportamento indesiderato. Questo è particolarmente vero se non si permette ai cuccioli di avere ampie interazioni sociali e ambientali.

6) Riflesso di inseguimento: inseguire auto, animali più piccoli, bambini, biciclette; lotte con altri cani, uccisione di gatti e di altri animali. Non rispondere ai richiami.

 

I periodi  di sviluppo ontogenetico

 

Ogni specie presenta un sistema comportamentale che varia in funzione dei tempi di sviluppo e delle fasi di maturazione. Difatti, in natura si distinguono specie con prole atta (i cui cuccioli nascono ad uno stadio di sviluppo avanzato e sono in grado di muoversi in breve tempo e hanno tutti gli impianti percettivi aperti) e specie con prole inetta (i cui cuccioli nascono ad uno stadio di sviluppo poco avanzato essendo ciechi, sordi e non in grado di muoversi). Per quanto riguarda le specie con prole atta generalmente le fasi dell’ontogenesi sono caratterizzate dal fenomeno dell’imprinting. Il cucciolo di prole atta una volta venuto al mondo è come una tabula rasa, pronto ad imparare, visto che tutti i suoi impianti percettivi sono attivi, tutto ciò che gli accade gli viene “impresso”, in modo quasi immediato. Immaginate una tavola con cera fusa completamente liscia e appoggiatevi la mano: ecco quello che accade al cucciolo di prole atta. Scientificamente l’imprinting è definito come il periodo sensibile durante il quale avviene l’acquisizione dei mezzi e metodi che serviranno per affrontare le situazioni che si verificheranno. Questo fenomeno si nota soprattutto in quelle specie che ecologicamente sono considerate prede, mentre le specie a prole inetta in genere appartengono alla categoria dei predatori. I genitori di questi ultimi devono prendersi interamente carico della loro cura per un periodo relativamente lungo, fornendo cibo e preservandoli dagli stress termici (caldo, freddo) se la capacità di termoregolazione è assente o insufficiente. Quindi il cucciolo ha molto più tempo per imparare e i suoi tempi di maturazione sono molto lunghi ed è necessaria una buona socializzazione. Ovviamente ai vari tipi di imprinting della prole atta corrispondono periodi ben precisi della prole inetta. Essendo il cane un carnivoro e quindi un predatore, ha una prole inetta e il suo sviluppo ontogenetico è costituito da otto  periodi:  

 1. Periodo prenatale;

 2. Periodo neonatale;

 3. Periodo di transizione;

 4. Periodo di socializzazione;

 5. Periodo di distacco;

 6. Periodo permanente della paura;

 7. Periodo di maturazione sessuale;

 8. Periodo di maturazione sociale.

 

1 - PERIODO PRENATALE

Il periodo prenatale precede la nascita: è necessario differenziare quindi l’ontogenesi, ossia l’apprendimento e le influenze prenatali di tipo ontogenetico, dai semplici processi di sviluppo (epigenesi) ovvero dalla traduzione del codice genetico nella sua espressione. Nel periodo prenatale il soggetto acquisisce informazioni attraverso il suo ambiente di sviluppo e le informazioni sono mediate dal corpo della madre.

 

2 - PERIODO NEONATALE

Nelle prime due settimane di vita il cucciolo non ha ancora completato “gli apparati immagine del mondo” (ovvero gli impianti che gli permettono la totale percezione del mondo) e deve ultimare lo sviluppo neurale. Difatti alla nascita il cucciolo è cieco e sordo e devono passare circa 14 giorni prima che si aprano tutti gli impianti percettivi, mentre prima che abbia una memoria permanente e una capacità discriminante devono passare 6 mesi. Nelle prime settimane dipende ancora dal genitore, difatti il cucciolo si affida interamente al suo riflesso di orientamento, ma il suo rapporto con il mondo non è più mediato dal corpo della madre. Nella fase neonatale si sperimentano i sensi più antichi e diretti (tattile, termico, chimico) e si perfeziona il sistema neurale attraverso la mielinizzazione e l’organizzazione del sonno rem (o sonno attivo), ovvero il periodo in cui il cucciolo, ma anche l’adulto, pur dormendo si trova in uno stato attivo e percepisce tutto ciò che gli sta accadendo attorno.

 

3 - PERIODO DI TRANSIZIONE

Il periodo di transizione (la terza settimana di vita) è la vera nascita del cucciolo: mentre lentamente si costruisce il tono degli “apparati immagine del mondo”, si stabilizza l’apparato senso-motorio e la coordinazione motoria, il cucciolo è soggetto al riflesso condizionato di 1° tipo o classico e si crea l’attaccamento diretto con la madre e lo sviluppo della soggettività, quindi nasce il profilo affettivo - emozionale (rapporto cucciolo-madre) e si sperimentano gli archetipi della relazione madre-cucciolo che diventeranno le basi per le successive interazioni con i conspecifici. Difatti dopo il 14° giorno di vita viene identificata la madre (corrispondente all’imprinting filiale della prole atta), in quanto il cucciolo diviene consapevole di come sia realmente la propria madre che ora non è più solo odore e calore. Essa diviene la cosiddetta “base sicura”, ovvero, tramite l’importante processo dell’attaccamento, la madre diventa il punto di riferimento a cui rivolgersi nei momenti di bisogno, in quanto il cucciolo ha la necessità cogente di esplorare l’ambiente circostante, ma ha altrettanto forte il bisogno di sicurezza. 

 

4 - PERIODO DI SOCIALIZZAZIONE 

La socializzazione è il fenomeno di acquisizione di caratteri sociali attraverso una serie di esperienze che modificano lo sviluppo di un individuo. In particolare è un processo di apprendimento che permette a un individuo, in un periodo successivo, di essere accettato all’interno di un gruppo, di sviluppare delle relazioni sociali e di esibire un comportamento coesivo. Ecco perché è il periodo più importante per lo sviluppo del profilo cognitivo – comportamentale: ovvero in esso si costruisce la relazione, il tono della familiarità, il livello di attivazione e di soglia (o di avvio e di arresto), la strutturazione dei comportamenti, l’organizzazione delle sequenze motorie, il catalogo referenziale, le tendenze e le abitudini, oltre che la capacità di relazionarsi con i conspecifici. Alla quarta settimana avviene la socializzazione primaria (corrispondente all’imprinting intraspecifico della prole atta), ovvero il riconoscimento del conspecifico. Questo infatti è considerato il riconoscimento di un qualcosa che filogeneticamente si conosce già (ad esempio un cucciolo di cane sa come è fatto un cane e al primo momento in cui lo vede lo riconosce!). Mentre dalla quinta alla settima settimana avviene la socializzazione secondaria (corrispondente all’imprinting interspecifico della prole atta), ovvero la conoscenza di altre specie. In questo caso si ha una vera e propria conoscenza (ad esempio un cucciolo di cane quando vede per la prima volta un uomo, non ha la benché minima idea di chi possa essere, perché nella sua memoria filogenetica non è presente questo tipo di informazione: farà parte della sua memoria ontogenetica). Durante questo periodo si inizia ad essere sottoposti al riflesso condizionato di 2° tipo (strumentale o operante). 

 

5 - PERIODO DI DISTACCO

Dal terzo al quarto mese di vita il cucciolo comincia l’esplorazione del mondo e il distacco dalla madre (socializzazione ambientale, corrispondente all’imprinting ambientale della prole atta): si definiscono gli script (comportamenti standardizzati di una certa complessità), la capacità di rimanere solo, l’autonomia operativa, la fiducia e la sicurezza, le associazioni e le rappresentazioni riferite al mondo che lo circonda, si perfezionano le abilità interattive e di coordinazione motoria e si sviluppano le attività cognitive.

I tre tipi di socializzazione finora esaminati (la socializzazione primaria, la socializzazione secondaria e la socializzazione ambientale) sono molto importanti poiché determineranno il carattere del cane. In particolare in psicologia si intende per “temperamento” la componente a più stretto controllo genetico e mediata da differenze di tipo neurobiologico, mentre si intende per “carattere” la componente derivante dalle esperienze ambientali, infine si intende per “personalità” di un individuo la somma del temperamento e del carattere. Quindi il temperamento è influenzato quasi totalmente dalla filogenesi della specie d’appartenenza, mentre il carattere è totalmente a carico dell’ontogenesi dell’individuo: ecco perché è di fondamentale importanza che ogni cucciolo viva in particolar modo il periodo socializzante in modo corretto ed equilibrato per evitare successivi problemi. In genere è consigliabile incentivare la curiosità, ma per le specie che vivono in ambienti con molti rischi e pericoli è più vantaggioso essere diffidenti e cauti, piuttosto che troppo esplorativi ed audaci.

 

6 – PERIODO PERMANENTE DELLA PAURA

Questa è la fase più critica in assoluto e si verifica tra l’ottava e la decima settimana, a cavallo tra la socializzazione secondaria e quella ambientale. La paura è importante per la sopravvivenza, ma non deve diventare patologica. Infatti il cane deve conoscere più soggetti ed oggetti per sviluppare il suo naturale riflesso investigativo. Mentre il cane ha due sole paure ancestrali (la paura del vuoto e la paura d’attacco dall’alto), le altre derivano da traumi causati in questo delicato periodo. Ad esempio la paura di viaggiare in macchina è dovuta senz’altro ad un viaggio con guida non prudente proprio in questa fase. Bisogna anche tenere nel debito conto il fattore genetico della paura: esistono cani che nascono con la paura, ovvero la sua soglia è talmente bassa che non si può fare nulla ed il cane soffrirà di paure generalizzate. Difatti esistono paure generalizzate e paure focalizzate: le prime sono rivolte a tutto ciò che li circonda (es. tutti gli umani, tutti i gatti..), mentre le seconde sono rivolte solo in senso specifico (es. tutti gli uomini con la barba bianca, tutti i gatti bianchi...). Ma nella maggior parte dei casi si tratta di paure indotte: dovute, cioè, ad una mancata e/o errata e/o traumatizzata socializzazione. Tutti questi tipi di paure vengono espresse con la fuga e/o con l’aggressività. È da sottolineare che in questo caso l’aggressività è un sintomo e la paura ne è la causa. La postura del cane, ovviamente, ci indicherà se si tratta di aggressività da paura. Esistono anche i livelli di timore, ovvero degli stadi intermedi che precedono lo stato di paura: con un’adeguata educazione (dando cioè gli strumenti di conoscenza corretti e guidando la conoscenza nella direzione giusta) si possono aumentare questi livelli in modo tale che non scatti lo stato di paura. Ad esempio se si avverte un rumore e il cane dopo essersi allontanato si avvicina non è pauroso, ma allertato: è scattato il suo innato riflesso investigativo, mentre se scappa via è paura. Vi sono purtroppo cani (es. i cani venduti in Italia provenienti dall’Est d’Europa) che soffrono della cosiddetta “paura di vivere”: si tratta  di una paura a 360 gradi dovuta a mancata e/o errata e/o traumatizzata socializzazione: sono cani autistici, che si rifiutano di fare ogni cosa, sembrano come senza vita. Possono essere curati in specifiche strutture, purtroppo inesistenti in Italia, costituite da varie zone. La prima viene chiamata “zona bianca”: questa è costituita da una stanza completamente asettica dove il cane non ha alcun contatto con altri cani o umani, e serve a ricreare la fase prenatale (ovviamente la fase neonatale non si può ricreare). Successivamente verrà introdotto un cane coterapeuta che fungerà da madre adottiva e stimolerà la socializzazione primaria, poi il cane verrà a contatto con un umano senza che quest’ultimo interagisca (socializzazione secondaria). In un tempo successivo verranno introdotti oggetti di vario tipo (socializzazione ambientale). Mentre nella seconda zona, la cosiddetta “zona grigia” ci sarà del verde, quindi non più un ambiente asettico come la zona bianca. Nel periodo in cui il cane soggiornerà in questa zona terminerà la sua fase di distacco e porterà avanti la sua maturità sessuale e sociale. Il tempo di cura è di 2 anni e durante questo periodo non deve accadere nessun tipo di imprevisto che possa turbare il cane: ciò sarebbe deleterio e potrebbe rendere il cucciolo irrecuperabile.

 

7 – PERIODO DI MATURAZIONE SESSUALE

È il periodo che va dagli otto ai dodici mesi di vita durante il quale diventano prevalenti le pulsioni competitive e l’autoaffermazione: nelle specie sociali il soggetto deve ricavarsi un ruolo all’interno del gruppo e cercare di guadagnarsi un rango elevato acquisendo così una garanzia riproduttiva. Il comportamento risente dell’azione degli ormoni sessuali (una vera e propria esplosione ormonale) che inducono certi comportamenti che verranno appresi e in seguito espressi non più e non solo per induzione endocrina. Difatti è proprio questo il periodo in cui i cuccioli iniziano a scambiare comportamenti di minaccia oltre che di affiliazione con i conspecifici e gli umani: gli servono per capire quale è il ruolo gerarchico a cui appartenere.

 

8 - PERIODO DI MATURAZIONE SOCIALE

Nelle specie sociali esiste un lasso di tempo tra maturazione sessuale e maturazione sociale che serve al soggetto per costruirsi l’accreditamento attraverso l’esperienza e la relazione all’interno del gruppo. La fase di maturazione sociale dura fino ai due anni circa di vita ed è caratterizzata da una forte tendenza a sviluppare l’intelligenza sociale, ossia la capacità di individuare il modo per ottenere un vantaggio dalle/attraverso le relazioni sociali. Si crea l’affiliazione al gruppo che sostituisce in pieno l’attaccamento verso la madre.

 

Problemi comportamentali

Finora li abbiamo solo citati, ma che cosa sono i problemi comportamentali? Sono comportamenti indesiderati che il cane compie. Si distinguono in propri, impropri, indotti e derivati. I primi sono veri e propri problemi, in quanto si verificano all’interno di una situazione ottimale di branco misto; i secondi sono considerati problemi solo per il proprietario, ma in realtà non lo sono; i terzi sono dovuti ad una mancata e/o errata e/o traumatizzata socializzazione; gli ultimi sono causati da patologie, ad esempio dovute alla vecchiaia. Statisticamente il 90% dei casi è costituito da problemi indotti generalmente risolvibili con le tecniche di desensibilizzazione e controcondizionamento. Queste sono le uniche due tecniche utilizzate dai comportamentalisti per la risoluzione di problemi comportamentali, usate anche per disturbi comportamentali di bambini fino a tre anni di età.

Si ricorre alla desensibilizzazione se il cane (chiamiamolo x per comodità) attua un comportamento anomalo verso un soggetto (es. un altro cane, un uomo…) oppure un oggetto (es. un cappello, un ombrello…) senza che questi ultimi (chiamiamoli y per comodità) abbiano interferito con il cane: il fatto che “y” non si sia mai trovato in situazioni tali da poter influire su “x”, o turbarlo, indica che il problema è dovuto alla mancata conoscenza di “y” da parte di “x”. Quindi l’azione di desensibilizzazione consisterà nell’introdurre gradualmente “x” alla conoscenza di “y”, senza che “y” interagisca in alcun modo con “x”.

Mentre si ricorre al controcondizionamento quando il cane (chiamiamolo x per comodità) è stato condizionato da un evento (es. un temporale, un motorino in moto…) oppure un soggetto (es. un altro cane, un uomo…) oppure un oggetto (es. un cappello, un ombrello…- chiamiamoli collettivamente y) con i quali il cane ha interferito attivamente risultandone condizionato: il fatto che “y” abbia influito direttamente su “x”, turbandolo, indica che il problema è dovuto ad una errata e/o traumatizzata conoscenza di “y” da parte di “x”. Quindi l’azione di controcondizionamento consisterà nel fare in modo che “x” rimanga tranquillo e venga indotto a conservare l’autocontrollo ogni volta che “y” si verifichi, vi si debba interagire, o sia presente.

 

Conclusioni

La discussione dell’ontogenesi, dei suoi vari periodi e della sua centralità nello sviluppo dell’individuo deve indurre a sottolineare l’importanza che i proprietari devono attribuire alla corretta educazione del proprio cane, nel loro interesse, nell’interesse del cane e nell’interesse della comunità. Ovviamente il proprietario, se lo riterrà opportuno, potrà essere affiancato da personale qualificato portando il proprio cane ad una scuola specifica o un centro di addestramento fin da quando ha due mesi di vita, onde evitare futuri problemi comportamentali.

 

(tratto dalla mia lezione all'Istituto Zooprofilattico del Lazio e Toscana (5 febbraio 2005) 

  

Vedi anche:

Origine del cane                http://www.costanzadepalma.it/358707136

Etogramma del cane         http://www.costanzadepalma.it/358707124

Il cane è alla moda!            http://www.costanzadepalma.it/358707109

Adottare dal canile             http://www.costanzadepalma.it/358707100

Approcciare un cane!       http://www.costanzadepalma.it/358707103