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Il cane è davvero il miglior amico dell’uomo, lo stabilisce la loro co-evoluzione a partire dalla preistoria: la “vittoria” evolutiva dell’Homo Sapiens rispetto all’Homo di Neanderthal è legata al fatto che il primo si avvaleva dell’alleanza del lupo. Il lupo (Canis lupus) fu il primo animale ad avvicinarsi all’essere umano, si “trasformò” in cane (Canis familiaris), ovvero divenne un animale addomesticato, e, con lui iniziò a cacciare, pascolare e andare in guerra, fino a che l’uomo iniziò a vederlo come un vero e proprio compagno degno di rispetto, un Amico. Difatti, nonostante entrambi usassero linguaggi corporei e verbali totalmente diversi, si capivano!

Nel Neolitico il cane è già considerato un ospite costante negli insediamenti umani e la differenziazione delle razze è ormai avviata. All’inizio dell’Età del Bronzo si possono distinguere come quattro tipi razziali: il Canis familiaris inostranzevi, progenitore dei vari mastini, alani e cani da slitta; il Canis familiaris intermedius, degli attuali cani da pastore; il Canis familiaris palustris, dei cani da caccia; infine, il Canis familiaris matris-optimae, dei levrieri e dei segugi. Da questi, nel tempo, la selezione del cane da parte dell’uomo porterà alle attuali circa 400 razze standard.

Ma andiamo per gradi, studiando le sue origini e la sua evoluzione si può notare quanto l’uomo abbia avuto influenza sulle sue caratteristiche morfologiche, sul suo comportamento e sulla sua variabilità intraspecifica. Numerosi studi attestano che il cane è derivato dal lupo (Canis lupus), prima largamente diffuso, con varie sottospecie, in Eurasia e nell’America settentrionale. La domesticazione ha modificato il cranio del lupo in maniera sensibile: il muso dei primi cani domestici appare largo e tozzo, i denti sono un poco accavallati per l’accorciamento delle mascelle e la statura si è ridotta in grado più o meno sensibile.

Il più antico resto attribuito ad un cane proviene da una tomba umana di Oberkassel presso Bonn risalente al 12000 a.C. e presenta, appunto, denti accavallati. Questo carattere, insieme al fatto di comparire in una tomba, inducono a pensare a un animale domestico (Nobis 1979): un’interpretazione senza dubbio plausibile, anche se non del tutto sicura. In Danimarca, circa tra l’8000 e il 6500 a.C., erano già presenti due razze di cani di statura diversa, per quanto entrambe più piccole del lupo europeo; la razza più piccola è stata forse importata da popoli immigrati dall’oriente (Zeuner 1963). Nell’Asia sud-occidentale si sviluppò presso a poco nello stesso tempo, e con ogni molta probabilità per via indipendente, un altro centro di domesticazione, o forse anche più di uno, a partire da una sottospecie asiatica del lupo, Canis lupus pallipes. Nella grotta di Palegawra, nel Kurdistan iracheno, una mandibola datata al 12000 a.C. presenta i denti accavallati, caratteristici dei cani domestici; inoltre cani domestici esistevano già nel Neolitico arcaico della valle del Giordano, a partire dal 12000-10000 a.C. (Davis e Vella 1978). Nel Neolitico il cane è un ospite costante negli insediamenti umani e la differenziazione delle razze è ormai avviata. All’inizio dell’Età del Bronzo possiamo già distinguere quattro tipi razziali: Canis familiaris inostranzevi, un cane ancora poco differenziato dal lupo e simile all’attuale cane eschimese da slitta; Canis familiaris intermedius, che sembra essere un primitivo cane da pastore; Canis familiaris palustris, un piccolo cane della statura del fox-terrier, che deve il suo nome al fatto di essere stato la razza dominante nelle palafitte del tardo Neolitico e del Bronzo antico della Svizzera e dell’alta Italia; Canis familiaris matris-optimae, anche questo di statura ridotta ma con cranio più snello, muso allungato (i denti non sono più soprammessi e possono essere distanziati) e che sembra collocarsi all’origine dei segugi e dei levrieri. I resti scheletrici mostrano un’estrema variabilità di statura e di forme. Tra i caratteri nuovi, insorti con la domesticazione e naturalmente non riconoscibili nello scheletro, ma spesso fedelmente riprodotti nelle rappresentazioni del tempo, sono le orecchie cadenti, la coda ritorta e la grande varietà di pelo e di mantelli (Azzaroli 1984). 

Dei cani, però, abbiamo tantissimi altri tipi di informazioni risalenti ad ogni epoca storica, dai graffiti preistorici raffiguranti battute di caccia, alle figure mitologiche quali Cerbero (mostro con tre teste di cane) e Anubi (l’egizio dio cane-sciacallo), considerati entrambi custodi delle anime dei defunti nell'aldilà. Sappiamo che nella cultura egiziana e greco-romana spesso i cani, simbolo di estrema fedeltà, erano talvolta tumulati insieme ai loro padroni oppure raffigurati sulle cinte murarie e sulle porte cittadine di case e palazzi. Celebre la scritta “cave canem” (tradotto “attenti al cane!”) sulle case romane dei ricchi per intimorire i malintenzionati, con il guardiano tenuto alla catena, per esaltarne l’aggressività.

Inoltre, già dall’inizio del Quattrocento, i cani di piccola taglia erano numerosi nelle famiglie borghesi, immortalati in dipinti, anche di artisti famosi. Ma se oggi le librerie sono ricche di manuali su come comportarsi con il proprio cane, sappiate che, durante il Rinascimento, vi erano opere che fornivano opportuni consigli su come accarezzare il proprio cane in pubblico e come toccarlo nei punti per lui più piacevoli.

Nel Settecento, secolo frivolo e mondano per eccellenza, ai cani vengono riservate particolari attenzioni quali cucce imbottite, vestiti vezzosi, ripetute carezze, bocconcini prelibati oltre alla grande attenzione alla toilette ed alla passeggiata quotidiana, per la quale è delegato un “canettiere”, il precursore del dog-sitter e dell’educatore cinofilo. In quest’epoca nascono i primi canili dotati di ogni confort e di ampi spazi. E se un tempo nelle tombe dei padroni il cane vegliava sul loro sonno eterno, adesso vengono creati sontuosi monumenti funerari commissionati da padroni disperati per la perdita del loro caro amico.

In Inghilterra, nell’Ottocento nascono le prime mostre canine, occasione per padroni vanitosi di esaltare le caratteristiche dei loro prediletti, preparati con la massima cura per l’esposizione.

Fino ad arrivare al secolo scorso, il Novecento, un secolo percorso da guerre e sconvolgimenti sociali, dove il cane è stato addestrato anche a fungere da kamikaze contro le truppe nemiche. Tutto ciò è documentato da suggestivi dipinti per mano di pittori eccelsi che si sono succeduti nelle varie epoche quali Giotto, Paolo Uccello, Velasquez, Van Dick, Rembrandt, Caravaggio, Reynolds, Goya, Renoir, Balla e Carrà.

di Costanza De Palma

(tratto dalla mia Tesi Sperimentale di Laurea e dal brano scritto per il libro "Pucci e i suoi compagni")

 

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